Il Dipartimento federale delle finanze e la Banca nazionale svizzera hanno firmato un nuovo accordo sulla distribuzione degli utili per gli esercizi 2026-2030. L’intesa conferma il massimo annuo di 6 miliardi di franchi, subordinato alla situazione finanziaria della BNS. Dal 2026 il minimo per gli accantonamenti scende dal 10% all’8%.
Sei miliardi è il massimo, non un trasferimento già deciso
Nel comunicato ufficiale del 1° ottobre, la BNS spiega che la distribuzione comprende un importo base di 2 miliardi di franchi, previsto con un utile netto di almeno 2 miliardi. Si aggiungono quattro possibili quote supplementari da un miliardo ciascuna, al raggiungimento delle soglie di utile netto di 10, 20, 30 e 40 miliardi.
Il meccanismo è quindi a gradini. Raggiungere la soglia più alta permette la distribuzione massima; il solo annuncio del nuovo patto non dimostra che quella condizione sarà soddisfatta. Per Confederazione e Cantoni, distinguere un tetto da un’entrata acquisita è essenziale nella lettura delle prospettive di bilancio.
Che cosa cambia rispetto alla convenzione precedente
Il comunicato dell’accordo del 29 gennaio 2021 prevedeva già il massimo di 6 miliardi, la base di 2 miliardi e le quattro soglie supplementari. Copriva gli esercizi 2020-2025. La nuova intesa riguarda invece il periodo 2026-2030: rinnova il quadro pluriennale mantenendo le modalità di distribuzione.
Il confronto documentale mostra dunque che non si tratta di un aumento del tetto. La modifica da osservare riguarda il minimo destinato agli accantonamenti, che la BNS riduce in considerazione del miglioramento della propria situazione patrimoniale negli ultimi anni.
Dal 10% all’8%: due punti, non due miliardi
La differenza tra i due minimi è di 2 punti percentuali. Il calcolo redazionale rapporta la riduzione al valore precedente: 2 diviso 10 corrisponde al 20%. È la riduzione relativa del parametro minimo, non un aumento del 20% delle distribuzioni.
Il comunicato non consente di convertire questa variazione in un importo certo da versare. La decisione resta soggetta all’approvazione annuale del Consiglio di banca; utile, patrimonio e accantonamenti vanno valutati insieme.
Le riserve vengono prima dell’utile distribuibile
La BNS ricorda l’obbligo di costituire accantonamenti dal risultato annuale per mantenere le riserve monetarie al livello necessario alla politica monetaria. Il profitto restante è in linea di principio disponibile per la distribuzione, mentre l’accordo pluriennale mira a rendere più regolari i flussi nel medio termine.
L’apporto redazionale consiste nel separare continuità del tetto, riduzione del minimo e versamento effettivo. Il nuovo parametro può incidere sulle risorse residue, ma non elimina le condizioni per distribuire utili. I conti dei singoli esercizi e le decisioni annuali stabiliranno quanto potrà essere trasferito: il patto non garantisce 6 miliardi ogni anno.







