L’euro ha interrotto la discesa nella mattinata di venerdì 25 settembre, ma resta vicino ai minimi da tre mesi contro il dollaro. Nella rilevazione pubblicata da FXStreet alle 10:02 italiane, EUR/USD oscillava intorno a 1,1380 dopo aver toccato area 1,1350 nelle ore precedenti. La pausa arriva con il petrolio ancora caro, la fiducia dei consumatori tedeschi in peggioramento e gli investitori orientati a considerare ulteriori rialzi dei tassi della Federal Reserve.
Petrolio caro e dollaro forte: la pressione sull’euro
Secondo il quadro di mercato di FXStreet, il cambio perdeva circa lo 0,8% nella settimana e quasi il 2% nell’arco delle ultime due settimane. La stabilizzazione del venerdì segue dunque un arretramento già significativo: il recupero dal minimo della giornata non basta, da solo, a indicare un cambiamento di direzione.
Nella stessa rilevazione, il Brent quotava pochi centesimi sotto 100 dollari al barile. Per le economie importatrici di petrolio dell’area euro, prezzi energetici elevati rappresentano un costo per imprese e famiglie. Inoltre, poiché il greggio è quotato in dollari, una valuta europea più debole può rendere più oneroso l’acquisto a parità di prezzo internazionale.
Questo doppio canale conta per il cambio: l’energia costosa può alimentare l’inflazione e contemporaneamente comprimere redditi reali e margini aziendali. L’effetto finale sull’euro dipende anche dalla risposta della politica monetaria e dalle prospettive di crescita, senza una relazione automatica tra un singolo movimento del petrolio e quello della valuta.
In Germania peggiorano le aspettative sui redditi
Il comunicato ufficiale del Nuremberg Institute for Market Decisions indica per ottobre un clima dei consumatori pari a −30,6 punti, in calo di 3,8 punti rispetto al valore di settembre rivisto a −26,8. È questo il confronto aggiornato da utilizzare per misurare il deterioramento mensile.
L’indicatore delle aspettative sul reddito scende di 16,7 punti a −15,0. Il NIM attribuisce la flessione soprattutto all’aumento dei prezzi energetici e segnala anche una maggiore propensione al risparmio, mentre le intenzioni di acquisto diminuiscono leggermente. Le aspettative sull’economia rimangono invece quasi invariate.
Il dato aiuta a distinguere le preoccupazioni delle famiglie dalle condizioni generali percepite: il peggioramento riguarda in particolare il potere d’acquisto atteso. L’indagine anticipa orientamenti e intenzioni dei consumatori; non misura direttamente una contrazione della spesa già avvenuta.
Le attese sulla Fed sostengono la valuta americana
Sul versante statunitense, FXStreet collega la forza del dollaro alla revisione delle aspettative sui tassi e al rialzo dei rendimenti Treasury. Il resoconto richiama dati sull’attività delle imprese superiori alle attese e interventi di esponenti della Fed favorevoli a mantenere una politica restrittiva contro l’inflazione.
Gli analisti di OCBC citati dalla testata stimano che i prezzi di mercato incorporino circa il 70% di probabilità di un ulteriore aumento di 25 punti base in ottobre. Un movimento di tale ampiezza equivale a un quarto di punto percentuale. La percentuale riportata fotografa le aspettative rilevate dagli analisti in quel momento: non costituisce una decisione della banca centrale né una probabilità destinata a restare stabile.
Per EUR/USD si confrontano quindi due pressioni: i timori sui consumi europei legati all’energia e il sostegno al dollaro offerto dalle attese di rendimenti americani elevati. Un calo persistente del petrolio o una revisione delle aspettative sulla Fed potrebbero modificare questo equilibrio. Per ora, area 1,1350 rappresenta il minimo intragiornaliero citato dalla fonte, senza essere necessariamente un livello capace di arrestare altre discese. Le quotazioni restano riferite alla mattinata, prima della chiusura settimanale.







