Il limite di prezzo di Eni sul gasolio passa da 2,19 a 2,25 euro al litro dal 6 ottobre. La compagnia mantiene il price cap, ma lo adegua alla fine dell’agevolazione fiscale cui era collegato. La benzina resta a 1,99 euro al litro, secondo la precisazione di Eni riportata da ANSA.
La distinzione è importante per chi deve fare rifornimento: resta un tetto commerciale, ma non viene assorbito il ripristino della tassazione. L’agenzia riferisce inoltre che, al momento dell’aggiornamento delle 11:51, non risultava in Gazzetta Ufficiale il decreto necessario ad attivare le accise mobili.
Quanto cambia un rifornimento da 50 litri
Confrontando i due prezzi indicati, 50 litri passano da 109,50 a 112,50 euro: tre euro in più, pari a circa il 2,7%. È un calcolo redazionale sul tetto comunicato, non sulla spesa media effettiva degli automobilisti. Un distributore che pratica un prezzo inferiore al limite può determinare un conto diverso.
Questo confronto non va confuso con l’effetto fiscale teorico: la riduzione scaduta era pari a 6,1 centesimi al litro, equivalenti a 3,05 euro su 50 litri. Il primo calcolo confronta i listini arrotondati riportati; il secondo isola la variazione della componente fiscale.
Il tetto e la media nazionale misurano cose diverse
ANSA riporta una media del gasolio sulla rete ordinaria di 2,244 euro al litro, contro 2,242 il giorno prima. Un adeguamento del limite commerciale e la variazione giornaliera di una media nazionale non coincidono: quest’ultima comprende distributori con prezzi e tempi di aggiornamento differenti.
Per valutare il costo del prossimo pieno conta quindi il prezzo esposto nel singolo impianto. Per valutare l’efficacia del provvedimento, invece, occorre separare lo sconto commerciale dalla componente fiscale: la permanenza del primo non garantisce che il prezzo finale resti invariato quando cambia la seconda.







