Amazon ha bloccato la possibilità per Muse, il nuovo agente di intelligenza artificiale di Meta, di acquistare prodotti sulla propria piattaforma. Secondo quanto riportato da CNBC, Amazon ritiene che gli acquisti effettuati da applicazioni esterne per conto dei clienti debbano rispettare le sue condizioni di servizio e la scelta dei fornitori di partecipare. Il contrasto arriva mentre l’app di Meta registra una forte attenzione iniziale, ma non chiarisce ancora se gli agenti AI diventeranno un canale di vendita stabile.
Amazon difende l’accesso diretto ai clienti
Muse è progettato per svolgere attività su richiesta degli utenti, dalla prenotazione di servizi alla ricerca di prodotti. Per effettuare ordini su Amazon, però, l’agente incontra un limite imposto dal gruppo dell’e-commerce. La società ha dichiarato a CNBC che le applicazioni di terzi che acquistano per conto dei consumatori dovrebbero operare in modo trasparente e rispettare la decisione dei fornitori di aderire o meno. Meta non ha commentato la vicenda alla testata.
Non è il primo confronto di Amazon con gli agenti AI esterni. Nel novembre 2025 la società ha avviato un’azione legale contro Perplexity, sostenendo che il suo browser con funzionalità di acquisto automatizzato eludesse le restrizioni del sito. Amazon ha limitato anche strumenti analoghi di OpenAI e Google, secondo CNBC. Il precedente mostra che la scelta su Muse rientra in una politica più ampia di controllo dell’accesso alla piattaforma, senza dimostrare che ogni controversia abbia lo stesso fondamento tecnico o giuridico.
La posta in gioco è il punto di partenza degli acquisti online
Se un consumatore chiede a un assistente di trovare e ordinare un prodotto, la relazione iniziale potrebbe spostarsi dal sito del negozio all’interfaccia dell’agente. Per Amazon questo passaggio conta perché il traffico diretto sostiene la presentazione dei prodotti, la conoscenza delle preferenze dei clienti e la pubblicità sul marketplace. Un agente esterno potrebbe influenzare quali offerte vengono mostrate e dove si conclude l’acquisto. È un possibile cambiamento del modello commerciale, non una perdita di ricavi già quantificata.
Per Meta, invece, Muse rappresenta un tentativo di trasformare l’interesse per l’AI in un servizio usato quotidianamente. CNBC riferisce che l’app ha raggiunto le prime posizioni dell’App Store e che il titolo Meta è salito di oltre il 20% nelle due settimane successive al lancio. Questi dati misurano l’accoglienza iniziale e la reazione degli investitori; non indicano quanti utenti pagheranno, quanto costerà servire le richieste o quale margine genererà il prodotto.
La vicenda interessa anche i venditori terzi. Un’integrazione concordata con gli agenti potrebbe ampliare la scoperta delle offerte; un blocco prolungato manterrebbe maggiore controllo nelle mani del marketplace. La differenza dipenderà dalle regole di accesso, dai pagamenti e dalle garanzie per il cliente, aspetti sui quali non è stato annunciato un accordo tra Amazon e Meta.
Per gli investitori il punto da verificare è se Amazon definirà regole di accesso per agenti esterni e se Meta saprà trasformare i download di Muse in utilizzo ricorrente e ricavi. La reazione dei titoli alla novità non dimostra un impatto già realizzato sulle vendite del marketplace o sui conti di Meta. Le due società non hanno comunicato un’intesa commerciale né dati economici relativi alla controversia.







