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IEA: più elettricità per ridurre i rischi energetici dopo la crisi di Hormuz

Un rapporto IEA indica che l’elettricità potrebbe coprire il 33% dei consumi finali mondiali entro il 2035, dal 23% attuale. Per i Paesi importatori, un’accelerazione ridurrebbe le bollette energetiche di oltre $400 miliardi e la domanda di petrolio di 18 milioni di barili al giorno rispetto allo scenario di riferimento.
Rete elettrica, batterie e veicoli in ricarica davanti a un porto energetico con una petroliera
In sintesi
  • • L’IEA stima che l’elettricità possa salire dal 23% al 33% dei consumi finali mondiali entro il 2035.
  • • Il target globale del 35% discusso nel quadro della COP31 risulterebbe vicino nello scenario analizzato.
  • • Per i Paesi importatori, le bollette energetiche potrebbero ridursi di oltre $400 miliardi rispetto ai livelli del 2025.
  • • La domanda di petrolio sarebbe inferiore di circa 18 milioni di barili al giorno rispetto allo scenario di riferimento.
  • • Reti, accumuli, flessibilità e cybersicurezza sono condizioni necessarie per evitare nuove dipendenze.

La crisi dello Stretto di Hormuz ha riportato la sicurezza energetica al centro delle strategie nazionali. Secondo un nuovo rapporto speciale dell’International Energy Agency, una maggiore elettrificazione di trasporti, edifici e industria può ridurre la dipendenza dai combustibili importati, contenere l’esposizione alle variazioni dei prezzi e affiancare gli obiettivi climatici.

L’analisi, preparata su richiesta della Turchia e dell’Australia nel quadro della COP31, valuta un possibile obiettivo globale del trentacinque per cento. Con tecnologie già disponibili e prezzi energetici ai livelli precedenti alla crisi in corso, l’elettricità potrebbe coprire in modo economicamente conveniente circa un terzo dei consumi finali mondiali entro il 2035, rispetto a meno di un quarto oggi.

Dal 23% al 33% dei consumi finali entro il 2035

In termini numerici, l’IEA stima che la quota dell’elettricità possa salire dal ventitré al trentatré per cento dei consumi finali mondiali entro il 2035. Questo porterebbe il sistema vicino al target del trentacinque per cento discusso a livello internazionale. L’Agenzia aggiunge che i prezzi elevati registrati durante la crisi di Hormuz rendono conveniente elettrificare una parte ancora maggiore degli usi energetici.

Il dato conta perché l’elettricità cresce già più rapidamente dell’economia mondiale e quasi il doppio rispetto alla domanda energetica complessiva. Condizionamento, data center, manifattura avanzata e veicoli elettrici sostengono questa tendenza. La maggiore centralità della rete può ridurre l’uso diretto di petrolio e gas, ma trasferisce una parte crescente del rischio verso generazione, trasmissione, distribuzione e sistemi digitali.

La proiezione non descrive un risultato automatico. È uno scenario costruito sulla competitività delle tecnologie e sui prezzi dell’energia. Investimenti insufficienti, autorizzazioni lente o reti congestionate possono impedire di raggiungere il potenziale calcolato.

Importazioni più basse per oltre 0 miliardi

Nello scenario di elettrificazione accelerata, i Paesi importatori di combustibili potrebbero ridurre le proprie bollette energetiche di oltre $400 miliardi entro il 2035 rispetto ai livelli del 2025. Nello stesso orizzonte, il consumo mondiale di petrolio sarebbe inferiore di circa diciotto milioni di barili al giorno rispetto a uno scenario senza la stessa accelerazione, soprattutto grazie alla diffusione dei veicoli elettrici.

Si tratta di un confronto tra scenari e non di una previsione puntuale sul prezzo del greggio. Il rapporto non indica un livello futuro per Brent o WTI e non quantifica l’effetto immediato sui contratti petroliferi. L’implicazione è strutturale: una domanda più bassa nei trasporti ridurrebbe l’esposizione dei Paesi importatori a interruzioni delle rotte e rincari improvvisi.

Per i mercati energetici, la velocità del cambiamento dipenderà da diffusione dei veicoli elettrici, costo delle batterie, disponibilità della ricarica e politiche pubbliche. Un processo più lento manterrebbe più a lungo la sensibilità dell’economia globale ai passaggi marittimi strategici.

Trasporti, edifici e industria guidano il taglio delle emissioni

I tre settori considerati producono insieme più della metà delle emissioni di anidride carbonica legate all’energia. Nel caso di elettrificazione più rapida, l’IEA calcola una riduzione del quaranta per cento delle loro emissioni entro il 2035. L’Agenzia ritiene che il calo sarebbe sufficiente a portare verso il basso le emissioni energetiche complessive anche con mix elettrici differenti.

Il beneficio aumenterebbe se la nuova domanda fosse coperta da produzione domestica a basse emissioni. In questo modo l’elettrificazione unirebbe minori importazioni, maggiore efficienza e decarbonizzazione. Il risultato dipende però dalla capacità di installare nuova generazione senza compromettere accessibilità dei prezzi e affidabilità del sistema.

Reti, accumuli e cybersicurezza diventano essenziali

Per evitare nuovi colli di bottiglia, il rapporto indica la necessità di aumentare gli investimenti in produzione, reti e sistemi flessibili. Accumuli, gestione della domanda e interconnessioni devono crescere insieme ai consumi elettrici. Nei Paesi emergenti, le opportunità comprendono pompe agricole elettriche, mezzi a due e tre ruote e macchinari per piccole imprese.

La transizione crea anche nuove vulnerabilità. Catene di fornitura concentrate, minerali critici, attacchi informatici, disastri naturali ed eventi climatici possono mettere sotto pressione il sistema elettrico. Una politica di sicurezza energetica basata sull’elettrificazione deve quindi includere resilienza delle reti, diversificazione delle forniture e protezione digitale.

La crisi di Hormuz accelera una tendenza già in corso

L’IEA descrive la crisi di Hormuz come la seconda grande turbolenza energetica in cinque anni. Il blocco o il rallentamento di un passaggio strategico ricorda ai governi quanto i costi interni dipendano da rotte, infrastrutture e fornitori esterni. L’elettrificazione non elimina il rischio, ma può spostare parte della domanda verso risorse prodotte localmente e tecnologie più efficienti.

La conclusione dell’Agenzia è una valutazione di scenario: le tecnologie consentono un’accelerazione economicamente competitiva, ma servono capitale, reti e politiche in grado di gestire i costi iniziali per famiglie e imprese. I benefici non saranno uniformi tra Paesi, perché disponibilità di energia, struttura industriale e capacità finanziaria sono diverse.

Gli indicatori da seguire sono gli investimenti nelle reti, le vendite di veicoli elettrici, l’installazione di pompe di calore e l’espansione della produzione a basse emissioni. Per il mercato del petrolio conterà soprattutto la distanza tra la traiettoria teorica dell’IEA e l’adozione effettiva delle tecnologie nei prossimi anni.

Andamento recente di petrolio WTI

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