Da un paio di giorni si è aperta un’ampia discussione, per lo più polemica, sul prestito che Fiat Chrysler Automobiles (FCA) starebbe trattando con Intesa Sanpaolo, ma per il quale avrebbe chiesto alcune garanzie direttamente allo Stato, in base agli ultimi decreti emanati. L’azienda ha annunciato di voler ricorrere al suddetto prestito per sostenere le attività produttive di FCA Italy. Tuttavia, le sedi fiscale e legale della compagnia sono all’estero. E i partiti di opposizione hanno chiesto di vincolare le garanzie statali al ritorno del quartier generale dell’impresa in Italia.

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Il sentiment di mercato su Fiat Chrysler e il prestito da 6,3 miliardi

Nonostante le polemiche, le previsioni sul titolo FCA, al momento, indicano un trend positivo per la quotazione. Infatti, le Azioni Fiat Chrysler sono in rialzo di circa il 3%, nella seduta odierna, mentre scriviamo. Il prezzo del Titolo è attualmente di 7,434, il massimo toccato oggi. Tuttavia, la variazione su 1 anno rimane a -40,31%, soprattutto a causa del crollo di Marzo dovuto all’emergenza coronavirus.

In una nota ufficiale, l’azienda ha specificato che il prestito richiesto andrà a sostegno esclusivamente della filiera italiana. Infatti, la cifra di 6,3 miliardi di euro sarebbe stata calcolata considerando il 25% del fatturato in Italia.

Alcuni esponenti politici considerano questa operazione come estremamente favorevole non solo per la ripresa delle attività di FCA in Italia, ma anche come stimolo economico per l’Italia in generale, considerando che le società che riforniscono il gruppo sono ben 5.500. E dunque il sostegno riguarderebbe, direttamente o indirettamente, oltre 300.000 lavoratori.

Tuttavia, come premesso, il gruppo FCA ha sede legale in Olanda e sede fiscale in Gran Bretagna. Per questo motivo, il vicesegretario del Partito Democratico Andrea Orlando, l’ex ministro Carlo Calenda e il portavoce di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, hanno chiesto al Governo di fare in modo che chi chiede aiuti all’Italia, paghi le tasse in Italia.

La fusione con PSA

Ma la questione delle sedi fiscale e legale non è l’unico motivo che sta alimentando la polemica attorno al Governo e al prestito di 6,3 miliardi per Fiat Chrysler.

Infatti, alla fine dello scorso anno, il gruppo automobilistico aveva annunciato la fusione con PSA (Peugeot e Citroën), non ancora avvenuta, ma probabilmente imminente. Ciò significa che, nel mezzo della questione, finirà anche lo Stato francese, in quanto azionista di PSA. Per alcuni esponenti politici, questa fusione comporterebbe una riduzione degli investimenti di FCA in Italia.

Ad ogni modo, occorre comunque specificare che la richiesta di prestito è ancora in valutazione. Al momento, SACE (Cassa Depositi e Prestiti) non ha approvato le garanzie statali richieste dalla società automobilistica.

Tuttavia, rispondendo ad una domanda specifica sulla questione da parte di un giornalista, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ribadito che tra i requisiti per richiedere il sostegno alle imprese previsto nell’ultimo decreto, non c’è l’obbligatorietà di sede legale e fiscale in Italia.

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