Le azioni Buzzi hanno chiuso venerdì 6 novembre in rialzo dell’1,75% mentre il FTSE MIB perdeva lo 0,90%. Il vantaggio sul listino è stato di 2,65 punti percentuali nella prima seduta successiva all’aggiornamento dei nove mesi. Il dato industriale che aiuta a leggere il bilancio è la distanza fra i 44 milioni di crescita del fatturato e i 66 milioni arrivati dall’ampliamento del gruppo.
Da dove arrivano i 44 milioni di fatturato in più
Nel resoconto al 30 settembre, Buzzi indica vendite per 3.450,2 milioni di euro, contro 3.406,2 milioni un anno prima. La crescita è di circa l’1,3%. L’ingresso delle attività negli Emirati Arabi Uniti e le acquisizioni nel calcestruzzo in Italia e Germania spiegano la maggior parte dell’effetto perimetro. La conversione in euro delle vendite in altre valute ha invece sottratto 20,6 milioni.
Si può ricostruire il confronto partendo dai 44 milioni aggiuntivi, sottraendo i 66 del perimetro e restituendo i 20,6 persi sui cambi. Rimane una differenza negativa di circa 1,4 milioni, su oltre 3,4 miliardi di vendite iniziali. Il calcolo illustra perché la società descriva il fatturato comparabile come praticamente stabile. Non permette di separare da solo il contributo dei listini da quello delle quantità vendute.
Cemento e calcestruzzo raccontano due mercati diversi
Le consegne di cemento sono aumentate del 3,4%, sostenute dall’inclusione delle nuove attività. Nel calcestruzzo preconfezionato i volumi sono scesi dell’1,8% con il rallentamento della domanda. Per chi guarda ai cantieri la distinzione conta. Il cemento può essere immagazzinato, mentre il calcestruzzo pronto deve essere consegnato e messo in opera rapidamente. In questo secondo mercato l’attività locale e i tempi di esecuzione dei lavori contano particolarmente.
Per valutare quanto le acquisizioni aggiungano al risultato economico, il prossimo confronto sarà tra ricavi incrementali, margini e capitale impiegato. Un nuovo impianto porta subito vendite nel bilancio consolidato. La capacità di generare cassa emerge invece dopo i costi di gestione, la manutenzione e gli investimenti necessari per mantenerlo produttivo.


