La produzione italiana di Stellantis cresce del 28,3% nei primi nove mesi del 2026, ma il recupero non basta a confermare le attese formulate in estate. Secondo il rapporto FIM-CISL presentato da Ferdinando Uliano e riportato da ANSA il 6 ottobre, i volumi hanno raggiunto 340.745 veicoli, contro 265.490 nello stesso periodo del 2025.
La nuova indicazione del sindacato per l’intero anno è di circa 450 mila veicoli, di cui oltre 250 mila autovetture. È una previsione FIM, non una guidance finanziaria comunicata dal gruppo.
Il confronto con luglio ridimensiona il recupero
Nel rapporto sul primo semestre pubblicato il 3 luglio, FIM indicava una produzione annua intorno a 500 mila unità, con le auto sopra 300 mila. Il nuovo valore complessivo è dunque inferiore di circa 50 mila veicoli, ossia del 10% rispetto a quel riferimento arrotondato: un calcolo redazionale, non una percentuale diffusa nel resoconto odierno.
Uliano attribuisce il ridimensionamento delle attese alla flessione produttiva della Fiat 500. Il dato progressivo resta positivo: le autovetture crescono del 36,7% e i veicoli commerciali del 17,3%. A Cassino, invece, la produzione perde il 37,1%.
Perché crescita e revisione al ribasso possono convivere
I due confronti misurano aspetti diversi. Il +28,3% descrive quanto è stato prodotto rispetto al debole 2025; la stima di 450 mila unità esprime quanto il sindacato si aspetta a fine anno. Una ripresa rispetto al passato può quindi accompagnarsi a prospettive inferiori alle attese di pochi mesi prima.
Già a luglio FIM sottolineava che il recupero non aveva riportato i volumi ai livelli del 2024. Per valutare la tenuta industriale conta quindi anche la distribuzione della produzione fra gli stabilimenti: il miglioramento aggregato non descrive da solo la situazione di Cassino.
Questi numeri riguardano veicoli prodotti in Italia, non immatricolazioni, ricavi o margini consolidati di Stellantis. Non consentono, da soli, di ricavare una variazione degli utili del gruppo.







