L’oro ha perso terreno nella seduta di martedì 22 settembre, scendendo a $4,337 l’oncia dopo un massimo intraday di $4,376. Alla rilevazione di FXStreet, il prezzo spot XAU/USD segnava un calo dello 0,14%. Il movimento si è accompagnato al rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi e al rafforzamento del dollaro, mentre le dichiarazioni sui contatti diplomatici con l’Iran hanno attenuato la ricerca di beni rifugio.
Treasury e dollaro aumentano il costo opportunità dell’oro
Il rendimento del Treasury decennale statunitense è salito di oltre 1,6 pb, fino al 4,97%, secondo i dati riportati da FXStreet. Nello stesso momento l’indice del dollaro DXY guadagnava lo 0,17% a 100,59 punti. Per l’oro, che non paga interessi ed è quotato in dollari, rendimenti più elevati e una valuta americana più forte costituiscono in genere un ostacolo: le obbligazioni diventano relativamente più remunerative e il metallo risulta più costoso per chi acquista con altre valute. È una lettura dei possibili canali di mercato, non una prova che ciascun movimento abbia avuto una sola causa.
Dopo il rialzo di settembre, il mercato guarda alle prossime mosse Fed
Il 16 settembre la Federal Reserve ha aumentato di un quarto di punto percentuale l’intervallo obiettivo dei fed funds, portandolo al 3,75–4,00%. Nel comunicato ufficiale la banca centrale ha indicato che l’inflazione rimane elevata. FXStreet riporta inoltre che Thomas Barkin, presidente della Fed di Richmond, non ha escluso ulteriori rialzi e che Susan Collins, presidente della Fed di Boston, ha richiamato i rischi di un’inflazione persistentemente superiore al 2%. Secondo le probabilità di mercato citate da FXStreet e attribuite a Prime Terminal, la possibilità di un altro aumento di un quarto di punto percentuale alla riunione del 28 ottobre era stimata al 53%. Si tratta di prezzi impliciti nelle scommesse sui tassi, non di una decisione già presa dalla Fed.
Le aperture diplomatiche riducono il premio di rifugio, ma non chiudono la crisi
Il presidente Donald Trump ha riferito di un incontro tra delegazioni statunitensi e iraniane definito produttivo. Ha anche parlato di iniziative per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. Queste dichiarazioni hanno alimentato un clima di maggiore ottimismo, mentre i prezzi dell’energia sono scesi dall’inizio della settimana. Un calo del petrolio può attenuare le attese d’inflazione, ma gli sviluppi diplomatici restano incerti: l’annuncio di contatti non equivale a un accordo. FXStreet interpreta il clima più disteso come un possibile freno alla domanda di oro quale bene rifugio.
Per capire se la pressione sull’oro durerà, contano soprattutto la traiettoria dei rendimenti reali, del dollaro e delle aspettative sui tassi dopo i prossimi dati economici statunitensi. Sul piano tecnico, FXStreet indica $4,316, media mobile a 100 giorni, come primo riferimento inferiore e $4,382 come area da superare per attenuare la debolezza di breve periodo. Sono livelli di analisi, non soglie garantite: una variazione delle notizie diplomatiche o delle attese sulla Fed potrebbe cambiare rapidamente il quadro.







