I massimi dirigenti della joint-venture per la produzione di celle a batteria di Stellantis avrebbero tenuto ben sei incontri negli ultimi due mesi, con alcuni ministri del governo italiano, per discutere le condizioni per la costruzione di una nuova fabbrica in Italia. L’iniziativa rientrerebbe nel piano della casa automobilistica per supportare la sua espansione nella mobilità elettrica attravero i sussidi governativi. Le Azioni Stellantis, nelle ultime due sedute, sono in crescita sia sulla Borsa di Milano che su quella americana. L’accordo con il governo italiano non è ancora arrivato, ma l’azienda può contare su diverse opzioni anche all’estero.

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I passaggi della vicenda

Stellantis, nata dalla fusione di Fiat Chrysler Automobiles e PSA Group, ha costituito una joint venture con il gigante energetico Total, chiamata Automotive Cells Company, per la costruzione di due fabbriche di celle a batteria. Una a Douvrin, in Francia, e una a Kaiserslautern, in Germania.

La società ha investito 5 miliardi di euro di euro nel progetto. L’obiettivo è raggiungere la produzione di 1 milione di batterie all’anno, sulla base di una capacità cumulativa di 48 gigawattora.

C’è in ballo una terza fabbrica e l’Italia sta pressando per averla sul proprio territorio.

Il 23 aprile, alcuni dirigenti dell’azienda hanno avuto un primo colloquio con il ministro per la transizione ecologica italiano.

Nel dettaglio, l’Italia prevede di spendere quasi 24 miliardi di euro per la transizione verso un’energia più pulita e una mobilità sostenibile, compreso l’investimento di 1 miliardo di euro per migliorare la produzione di batterie e l’efficienza delle industrie dell’energia solare ed eolica.

L’incontro del 23 aprile è stato il primo dei sei avvenuti tra le parti. Il governo spingerebbe per l’ubicazione della fabbrica nell’Italia centrale o meridionale. 

Un portavoce di Stellantis ha confermato che gli incontri di cui sopra hanno avuto luogo, rifiutando però di entrare nei dettagli.

La trattativa si è inasprita?

Negli ultimi incontri, tuttavia, qualcosa è andato storto. Il 28 maggio il presidente di Stellantis John Elkann e l’amministratore delegato Carlos Tavares hanno avuto colloqui con Giancarlo Giorgetti, ministro dello sviluppo economico italiano.

Giorgetti ha chiesto rassicurazioni a Stellantis sul fatto che l’Italia rimarrà uno dei principali paesi in cui l’azienda investirà. Il governo italiano ha sostenuto l’80% di un prestito di 6,3 miliardi di euro concesso nel maggio 2020 all’ex Fiat Chrysler Automobiles che ha vincolato FCA a non tagliare posti di lavoro in Italia per l’intera durata del prestito di 3 anni.

Ciò significa che le risorse che la società possiede in Italia dovrebbero essere convogliate in un progetto produttivo. Praticamente una scelta obbligata.

Elkann e Tavares avrebbero avuto anche un breve e duro incontro con il primo ministro Mario Draghi.

La transizione ecologica è un pilastro fondamentale per l’UE, ma anche per le case automobilistiche.

Tuttavia ci sono situazioni probabilmente più convenienti in Europa per Stellantis, rispetto all’Italia. In linea generale, se la terza fabbrica si farà in Italia, gli azionisti potrebbero storcere la bocca per questioni strategico-operative. In caso contrario, il governo italiano potrebbe mettere i bastoni tra le ruote alla società.

Al momento, le Azioni Stellantis non sembrano risentirne e continuano a viaggiare complessivamente al rialzo dalla costituzione della società a gennaio.

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Stellantis, la lotta dell'Italia per il nuovo impianto può influire sul titolo?
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Stellantis, la lotta dell'Italia per il nuovo impianto può influire sul titolo?
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L'Italia preme per avere sul territorio la terza fabbrica di celle a batterie di Stellantis: il titolo può venirne influenzato? Le ipotesi.
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