I traders che scelgono di investire in Azioni OVS in questo periodo devono fare particolarmente attenzione ai rischi legati alla crisi delle vendite nel settore dell’abbigliamento, dopo la chiusura dei negozi per il coronavirus. In mattinata, il Titolo OVS è in calo dello 0.16%, a quota 0.9545. Per la quotazione, la variazione su 1 anno è in negativo del 46,62%, segno che l’azienda non è riuscita a recuperare i guadagni persi tra Marzo e Aprile. Minimo e massimo di 52 settimane rispettivamente a 0.599 e 2.17 EUR. Momento difficile anche dal punto amministrativo, con diversi dipendenti che rischiano il posto.

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Azioni OVS in trend negativo da un mese

Tiene banco, in casa OVS, la questione legata al piano di licenziamenti e ricollocamento per 60 dipendenti di Xpo, società di logistica che serve il leader italiano dell’abbigliamento.

Il calo delle azioni OVS in Borsa è iniziato proprio in concomitanza con l’inizio della vicenda. L’8 Giugno, sia OVS che Xpo avevano confermato la chiusura del magazzino di Settala (Milano), con il trasferimento delle attività in un nuovo magazzino nel piacentino. Tuttavia, il committente subentrante non avrebbe mantenuto alle proprie dipendenze i 60 lavoratori di Settala.

I sindacati si sono subito attivati per risolvere la questione ottenendo, inizialmente, solo un parziale ricollocamento di circa 20 dei 60 dipendenti e solo per quattro mesi.

La proposta è stata naturalmente bocciata dai lavoratori, riunitisi in protesta davanti al negozio sito in Piazza Buenos Aires, per un’intera settimana, dal 23 al 26 Giugno.

Nella giornata di ieri, finalmente, la soluzione finale. Per tutti i 60 dipendenti ci sarà il blocco dei licenziamenti e verrà prevista la ricollocazione, per metà dei lavoratori in OVS e per l’altra metà in Xpo.

Verso la fine del mese di Giugno ha chiuso un altro punto vendita della catena, a Catania. Ai dipendenti è stato proposto il trasferimento in altre città o in alternativa il licenziamento.

L’impatto del Covid19 sulla grande distribuzione

La realtà è chiara a tutti: le grandi catene non alimentari sono in ginocchio. Soprattutto nel settore dell’abbigliamento.

Tra i marchi più in crisi c’è proprio quello di OVS che, stando a recenti notizie, avrebbe chiesto un finanziamento di 100 milioni di euro con garanzia Sace, a Unicredit, nell’ambito delle iniziative economiche a supporto delle imprese stabilite dal Decreto Rilancio.

Nel periodo del lockdown imposto dal governo come misura anti coronavirus, l’intera filiera dell’abbigliamento ha perso circa l’80% dei ricavi. Un buco nerissimo che si tradurrà, nella maggior parte dei casi, in un calo del fatturato del 30/40% su base annua.

A livello globale la situazione non è più rosea. Un esempio è il gigante Gap Inc., che detiene i marchi GAP, Old Navy, Banana Republic e Athleta. Nelle ultime trimestrali, l’azienda ha dichiarato un calo del fatturato del 43%, con una perdita di 932 milioni di dollari. La società ha sospeso dividendi e investimenti, attivando un piano di finanziamenti per circa 4 miliardi di dollari complessivi.

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