La rabbia nei confronti di Nike Inc è esplosa ieri sui social media cinesi e aumenta in queste ore. Nel dettaglio, i netizen cinesi hanno portato all’attenzione pubblica una dichiarazione del gigante di articoli sportivi. In particolare, in tale dichiarazione, la società afferma di essere preoccupata per le modalità di lavoro forzato nello Xinjiang e di non utilizzare il cotone della regione. Le Azioni Nike, che già ieri hanno chiuso la seduta del giorno in calo del 2,89%, a quota 133.16 dollari, nel pre market di oggi subiscono un’ulteriore pressione al ribasso, attualmente del 2,75%.

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Nike, ennesimo episodio delle tensioni USA Cina

Gli argomenti intorno alla dichiarazione Nike sono stati tra i più di tendenza sui social media cinesi. Il contraccolpo dei social media ha avuto poi una ricaduta più ampia, con il titolo della società pressato dagli investitori nel trading online di ieri e di oggi.

Alcuni catalizzatori negativi hanno contribuito ad alimentare la polemica. Ad esempio, dopo il polverone alzatosi sui social, il popolare attore cinese Wang Yibo ha rescisso il suo contratto come rappresentante della Nike.

Non è ancora chiaro quando Nike abbia pubblicato la dichiarazione. In nessuno dei post sui social viene riportata una data. Nike non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento.

In una visione più ampia, si tratta dell’ennesimo episodio da aggiungere alle tensioni nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina, che si sono deteriorate negli ultimi anni.

Nell’ultimo sviluppo, gli Stati Uniti, l’Unione europea, la Gran Bretagna e il Canada, nella giornata di lunedì, hanno imposto diverse sanzioni ai funzionari cinesi per presunte violazioni dei diritti umani nello Xinjiang. La Cina ha reagito con sanzioni ai legislatori e alle istituzioni europee.

Ulteriori dettagli della vicenda

All’inizio di questa settimana, alcuni rivenditori online cinesi hanno abbandonato i prodotti di H&M. Anche l’azienda svedese avrebbe recentemente dichiarato di essere preoccupata per le notizie di lavoro forzato nello Xinjiang.

Attivisti e alcuni politici occidentali accusano la Cina di ricorrere alla tortura, al lavoro forzato e addirittura alle sterilizzazioni nello Xinjiang. La Cina ha negato queste accuse e afferma, anzi, di fornire formazione professionale. E che, semmai, alcune misure adottate sono necessarie per combattere l’estremismo.

I marchi presi di mira dalla Cina

Oltre a Nike, i social cinesi si sono accaniti anche sulla tedesca Adidas. Non a caso, nella seduta odierna le Azioni Adidas sono in ribasso di oltre il 4%.

Nei post in questione si esortano i consumatori cinesi a sostenere i marchi locali come Li Ning e Anta.

Le azioni di Anta Sports Products Ltd sono aumentate di oltre il 6% a Hong Kong nella seduta odierna, dopo dopo che la società ha affermato che continuerà a utilizzare il cotone dello Xinjiang. Le azioni di Li Ning Co sono aumentate di oltre il 7%.

Infine, il tabloid di stato Global Times ha anche riferito che la spagnola Inditex (MC: ITX), proprietaria di Zara, ha rimosso una dichiarazione sul cotone dello Xinjiang dai suoi siti web in inglese e spagnolo.

Inditex non ha risposto a una richiesta di commento di Reuters.

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