Gran parte delle operazioni di trading online degli ultimi mesi ruotano attorno al catalizzatore covid (in positivo e in negativo). La storia di successo di Moderna (NASDAQ: MRNA) riguarda principalmente il suo vaccino contro il coronavirus. Il prodotto ha generato un fatturato di 1,7 miliardi di dollari nel primo trimestre 2021. E le Azioni Moderna sono in rialzo di oltre il 175% su dodici mesi. Per la prima volta, la società ha realizzato un trimestre di redditività. Questo è importante soprattutto considerando che Moderna non aveva alcun prodotto commercializzato, fino a quando le autorità di regolamentazione non hanno autorizzato il vaccino a fine dicembre.

Gli investitori sperano che questo sia solo l’inizio della crescita dei ricavi dell’azienda. Ed effettivamente così dovrebbe essere, con il virus destinato a rimanere nella quotidianità delle persone. Moderna dovrebbe produrre 3 miliardi di dosi il prossimo anno. C’è solo una minaccia all’orizzonte. E ha a che fare con la potenziale rinuncia alla protezione brevettuale del vaccino. Ma si tratta davvero di una minaccia che può influire sul prezzo del titolo?

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Una proposta controversa

Durante la settimana, gli Stati Uniti si sono schierati in favore della rinuncia ai diritti di brevetto sui vaccini, con l’obiettivo di aumentare la produzione di dosi a livello globale. L’Organizzazione mondiale della sanità deve comunque valutare la questione. Nel frattempo, dopo la notizia, le azioni Moderna sono scivolate dell’8,6%. Molti investitori sono preoccupati che una potenziale approvazione di tale proposta potrebbe danneggiare la capacità di Moderna di generare entrate future.

Dal punto di vista della proprietà intellettuale, la rinuncia ai diritti di brevetto può costituire un precedente indesiderato (almeno dalle aziende sanitarie e dai loro azionisti). Questo perché potrebbe rendere più facile ripetere la mossa in futuro. E in alcuni casi, ciò potrebbe pesare sulla capacità di un’azienda di generare entrate da un prodotto.

Ma la storia di Moderna è un po’ diversa. Innanzitutto, la società era già pronta (e per sua scelta), lo scorso autunno, a non applicare la protezione dei brevetti COVID-19 durante la pandemia.

Questo però non significa che qualcun altro possa effettivamente produrre il vaccino di Moderna. Immaginiamo di provare a preparare la ricetta di una torta tipica di nostra nonna. Se non abbiamo accesso agli ingredienti chiave, alla padella giusta o persino a un forno adeguato, potremmo non riuscirci. La situazione dei potenziali produttori di vaccini che sperano di replicare il vaccino Moderna è esattamente questa.

Il CEO commenta

Nel rapporto sugli utili di Moderna di giovedì scorso, il CEO Stephane Bancel ha affermato che una possibile rinuncia non cambia nulla per l’azienda, sottolineando che:

Non c’è mRNA nella capacità di produzione nel mondo. Questa è una nuova tecnologia. Non puoi assumere persone che sanno come creare l’mRNA semplicemente perché quelle persone non esistono.

Bancel ha ragione. I lavoratori qualificati, i processi e le attrezzature di produzione e l’aumento della produzione sono ostacoli che è improbabile che i potenziali produttori superino. E anche se un rivale decidesse di tuffarsi e fare un tentativo, lo sforzo richiederebbe una straordinaria quantità di tempo e denaro.

Moderna può sembrare aver avuto un successo immediato. Dopotutto, ha introdotto sul mercato il vaccino contro il coronavirus in circa nove mesi. Ma l’azienda lavora da anni alla tecnologia mRNA. Inoltre, l’investimento del governo di $ 2,5 miliardi ha aiutato la società ad aumentare la capacità di produzione nell’ultimo anno.

Quindi, affinché una rinuncia al brevetto danneggi effettivamente Moderna, i governi dovrebbero aiutare i potenziali produttori di vaccini con altri investimenti. Al momento, ciò sembra improbabile.

Di conseguenza, secondo gli analisti, le prospettive di profitto del vaccino Moderna rimangono forti. L’azienda è in trattativa per gli ordini del 2022 con tutti i paesi che quest’anno hanno già ordinato vaccini. Tutto questo significa, in conclusione, che gli investitori non dovrebbero preoccuparsi di eventuali cali del prezzo delle azioni della società legati alle notizie sulla rinuncia al brevetto.

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